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Economia circolare: Italia leader per tasso di riciclo nei cicli di produzione

 

L’Infrastruttura per la Qualità contribuisce a un modello economico circolare, in equilibrio tra esigenze di produzione e consumo di risorse naturali, e la certificazione accreditata è richiamata nelle politiche di GPP delle Pubbliche Amministrazioni.

L’economia circolare rappresenta una risposta strategica alla crescente carenza di risorse naturali e agli elevati impatti ambientali legati al modello economico lineare tradizionale, perché punta a chiudere i cicli di vita dei prodotti, estendendone la durata e minimizzando i rifiuti, attraverso pratiche come la riduzione del consumo di risorse naturali, il riuso e il riciclo (dei beni). Le “tre R” incentivano una crescita sostenibile, in equilibrio con le risorse naturali disponibili.

Gli effetti misurabili dell’economia circolare

Un altro aspetto fondamentale dell’economia circolare riguarda il suo ruolo nel migliorare la resilienza dei sistemi economici, soprattutto in tempi di crisi globali e di incertezza nelle catene di approvvigionamento. La circolarità contribuisce a ridurre la dipendenza dalle importazioni di risorse  e mitiga i rischi legati alla volatilità dei prezzi delle materie prime.

Il Libro Verde sulla politica industriale presentato recentemente dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, pone come obiettivo strategico numero VIII, proprio la creazione di un modello di sviluppo industriale basato sul basso costo dell’energia, sull’economia circolare e sulla bioeconomia. A livello strategico, infatti, la resilienza del sistema produttivo e una maggiore autonomia energetica possono trovare nei sistemi di economia circolare una modalità efficace di produzione e consumo.

Italia leader per tasso di riciclo nei cicli di produzione

L’Italia è il Paese leader, tra quelli europei, per tasso di riciclo di materie prime seconde nei cicli di produzione. In particolare, il 20,8% dei materiali utilizzati dall’industria nel 2023 proviene dal riciclo dei rifiuti, quasi il doppio rispetto alla media europea (11,8%).

Uno dei punti di forza della circolarità del sistema industriale italiano è quindi proprio nel basso uso di risorse per la produzione. Sicuramente influenzato dalla scarsa presenza di materie prime sul territorio, e quindi da un’elevata dipendenza dalle importazioni, il nostro sistema manifatturiero ha sviluppato un utilizzo più efficiente del materiale necessario per produrre.

L’armonizzazione normativa per l’adozione di pratiche omogenee

Le catene di approvvigionamento possono avere un ruolo chiave nel favorire l’adozione dell’economia circolare: il commercio può facilitare l’accesso a materie prime secondarie di elevata qualità e a basso costo.

Attualmente, differenze nei regolamenti e nei criteri che definiscono le materie prime seconde tra Paesi e aree economiche, creano barriere non tariffarie che ostacolano lo scambio di beni riciclati con un impatto diretto sulla loro diffusione a livello globale. Inoltre, esistono differenze significative tra norme tecniche nazionali, spesso causa di ostacoli al commercio di prodotti riciclati, materie prime secondarie e beni circolari (UNECE (2025), Harnessing Trade for the Circular Economy).

L’armonizzazione normativa è dunque un elemento cruciale per facilitare il commercio di beni e materiali legati all’economia circolare e a livello multilaterale, organizzazioni come il WTO e ISO hanno un ruolo centrale nel definire regole uniformi che facilitino gli scambi di materie prime seconde.

L’adozione di regole maggiormente omogenee a livello internazionale porterebbe a un quadro di maggiore certezza per le imprese e gli investitori e i vantaggi sarebbero significativi anche in termini di investimenti in economia circolare e competitività globale per le imprese che adottano modelli circolari. Ne deriverebbe ovviamente un minore impatto ambientale delle produzioni.

Le certificazioni accreditate per l’economia circolare

L’Italia, già nel corso del 2022, aveva adottato la Strategia nazionale per l’economia circolare e il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti, un valido quadro di riferimento per le pianificazioni regionali e per il raggiungimento degli obiettivi previsti dalla Direttiva quadro sui rifiuti (Direttiva 2008/98/CE) che ha portato il nostro Paese a essere tra i primi al mondo per sviluppo di un’economia circolare. Inoltre, il tessuto economico ha dimostrato di saper costituire un sistema di consorzi estremamente sviluppato, grazie anche a filiere dedite al riciclo dei materiali di riutilizzo.

Allo sviluppo di un mercato nazionale delle materie prime seconde, hanno contribuito concretamente anche gli strumenti tecnici messi a disposizione dall’Infrastruttura per la Qualità (metrologia, normazione, accreditamento e valutazione della conformità).

Da una parte le imprese possono fare riferimento ai Regolamenti europei 333/2011, 1179/2012 e 715/2013 sui rifiuti metallici, di vetro e rame, come riferimenti europei per la definizione dell’iter da seguire per recuperare/commercializzare materie prime seconde; dall’altra parte, a livello nazionale, esistono diverse norme tecniche che aiutano la costituzione di un mercato di prodotti riciclati. È il caso di Remade in Italy, Plastica Seconda Vita, UNI/PdR 88:2020, DM 188/2020, CP DOC 262, VynilPlus, ecc.

Si tratta di schemi di certificazione per i quali le imprese possono richiedere di essere valutate e di certificazioni che, se rilasciate da organismi di certificazione accreditati da Accredia, costituiscono un importante biglietto da visita nel mercato delle materie prime seconde.

Un ulteriore spinta alla circolarità, veicolata dagli strumenti dell’Infrastruttura per la Qualità deriva dal Green Public Procurement (GPP), gli acquisti verdi delle Pubbliche Amministrazioni. Il GPP richiama i Criteri Ambientali Minimi (CAM) per la loro applicazione sistematica ed omogenea negli acquisti di beni e servizi da parte delle PPAA.

Una politica di acquisti volta alla diffusione di prodotti sostenibili che produce un effetto leva sul mercato, inducendo gli operatori economici meno virtuosi a investire in innovazione e buone pratiche per rispondere alle richieste della pubblica amministrazione in tema di acquisti sostenibili.

In Italia, il Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023) prevede l’obbligo di applicazione, per l’intero valore dell’importo della gara, delle “specifiche tecniche” e delle “clausole contrattuali”, contenute nei CAM. Lo stesso comma prevede che si debba tener conto dei CAM anche per la definizione dei “criteri di aggiudicazione dell’appalto” di cui all’art. 108, commi 4 e 5, del Codice. A loro volta, i CAM richiamano spesso gli strumenti dell’Infrastruttura per la Qualità, garantendo che la politica nazionale in materia di appalti pubblici verdi sia efficace nell’obiettivo di promuovere modelli di produzione e consumo circolari.

In generale, l’economia circolare è una soluzione intrinsecamente sostenibile. Tuttavia, alcuni studi hanno sollevato preoccupazioni circa la possibilità di un effetto rimbalzo (rebound), fenomeno che può ridurre o addirittura annullare i benefici ambientali attesi. Questo concetto è particolarmente rilevante quando la maggiore efficienza derivante dalle pratiche circolari induce a un incremento nella produzione e nel consumo complessivo.

Una delle ragioni principali di questo effetto è la sostituibilità insufficiente dei beni secondari rispetto a quelli primari. I materiali riciclati tendono a perdere qualità durante il processo di riciclaggio, rendendoli meno competitivi per determinati utilizzi. Allo stesso modo, prodotti ricondizionati, come smartphone o elettrodomestici, spesso non competono nello stesso mercato dei beni nuovi, ma vengono destinati a segmenti diversi, come i mercati emergenti. Inoltre, i beni secondari, per attrarre i consumatori, sono generalmente venduti a un prezzo inferiore rispetto ai beni nuovi. Questo abbassamento dei prezzi può stimolare un aumento della domanda e, in alcuni casi, incoraggiare un maggiore utilizzo di risorse, invece di ridurlo.

Al fine di evitare (mitigare) il citato effetto è importante impostare politiche ambientali progettate per promuovere un cambiamento strutturale nei comportamenti dei consumatori e nella produzione. Appare necessario incentivare l’acquisto di prodotti realizzati con materiali rigenerati, dotati di specifiche certificazioni, come quelle citate in tabella, che garantiscano il consumatore sulla qualità dei beni e supportino le imprese realmente impegnate nella sostenibilità e nell’utilizzo di materie prime seconde.

L’obiettivo finale di questi comportamenti, a cui contribuisce l’Infrastruttura per la Qualità e, in particolare, l’attività di Accredia e degli organismi accreditati, è il decoupling (disaccoppiamento) tra la crescita economica e il consumo di risorse, in un’ottica di sostenibilità nel lungo periodo.

SCHEDA
ReMade

Lo schema proprietario ReMade è il primo schema di certificazione accreditato in Italia per la verifica del contenuto di materiale riciclato e di sottoprodotti in un materiale o prodotto: l’oggetto di certificazione, infatti, è il contenuto di materiale riciclato o sottoprodotti presente nei materiali, semilavorati, prodotti finiti.

SCHEDA
Plastica Seconda Vita

Il marchio “Plastica Seconda Vita” è un sistema di certificazione ambientale di prodotti derivati dal trattamento dei rifiuti plastici recuperati dalla raccolta differenziata e da scarti industriali.

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