Accreditamento

Global Accreditation Cooperation: l’evoluzione dell’accreditamento internazionale

 

L’impegno di Global Accreditation Cooperation, nato da IAF e ILAC, è sostenere sempre di più il valore del mutuo riconoscimento delle certificazioni e il ruolo dell’accreditamento come strumento per la libera circolazione di merci e competenze.

All’interno delle dinamiche internazionali dell’Infrastruttura per la Qualità, Emanuele Riva ha un osservatorio privilegiato grazie al suo ruolo istituzionale di Presidente IAF e di Vice Direttore Generale di Accredia.

In questo contesto, spiega le fasi che hanno segnato la nascita ufficiale di Global Accreditation Cooperation, la nuova organizzazione registrata in Nuova Zelanda a dicembre 2024. Una realtà che rivoluzionerà il mondo dell’accreditamento, riunendo le due associazioni degli Enti e degli stakehoder della qualità di tutto il mondo, International Accreditation Forum (IAF) e International Laboratory Accreditation Cooperation (ILAC), che ora hanno sede l’una in America e l’altra in Olanda.

Prossima tappa di Global Accreditation Cooperation: 2026

La nascita di Global Accreditation Cooperation è un processo che IAF e ILAC hanno intrapreso già da diverso tempo e che si completerà in almeno altri 3 o 4 anni.

La prossima tappa importante sarà nel 2026, anno in cui si concretizzerà il passaggio degli IAF MLA e ILAC MRA, gli Accordi internazionali di mutuo riconoscimento che garantiscono l’accettazione sul mercato globale delle valutazioni della conformità accreditate.

Questo porterà prima di tutto a una valutazione tecnica – perché non tutti gli Enti di accreditamento avranno probabilmente la possibilità di entrare in Global –, ma anche a una valutazione più politica. Spostando la sede dagli Stati Uniti e dall’Olanda in Nuova Zelanda, potranno cambiare, ad esempio, le tipologie di sanzioni internazionali.

Inoltre, oggi sono esclusi da IAF i membri dell’Iran, della Russia e di altri Paesi, ma nel 2026 le cose potrebbero cambiare, anche in funzione delle verifiche legali che verranno condotte, e delle sanzioni internazionali che saranno in vigore in quel momento.

Il 2026 segnerà, in ogni caso, un nuovo inizio per l’Infrastruttura mondiale per la Qualità e comporterà anche la necessità, sul lato legislativo nazionale, di sostituire i riferimenti a IAF e ILAC, concedendo agli Enti di accreditamento e alle Autorità il tempo necessario a recepire e apportare queste modifiche.

Ci sarà una convivenza con Global dei marchi IAF e ILAC che verranno probabilmente chiusi nel 2030.

Oggi, l’attenzione più alta è rivolta proprio alla tutela dei marchi presenti e riconosciuti nei mercati, oltre che alla possibilità di avere un interlocutore unico e autorevole davanti alle Authority e alle organizzazioni internazionali del commercio come il WTO e l’OCSE.

Mettere assieme le due organizzazioni nella nuova realtà significa, prima di tutto, puntare a una sintonia tecnica che, in altri modi, sarebbe difficile da raggiungere.

I vantaggi per i soggetti accreditati, anche fuori UE

Gli organismi e i laboratori accreditati in tutto il mondo operano attualmente con regole diverse a fronte, però, di requisiti simili. Questo crea delle sovrastrutture o, comunque, delle incomprensioni tra dipartimenti dello stesso soggetto, accreditato per schemi diversi (certificazioni, ispezioni, verifiche e validazioni, prove e tarature). Con la nuova realtà tutto questo andrà a ridursi, soprattutto in termini di interpretazioni differenti.

Tornando al tema più politico, posizionarsi come interfaccia unica davanti alle Authority potrà facilitare il riconoscimento e il dialogo reciproci. Dal punto di vista legislativo, infatti, in Europa abbiamo il Regolamento CE 765/2008, che fissa un quadro armonizzato e regole uniformi per l’attività di accreditamento e per la valutazione della conformità.

Fuori dall’Europa, si sente il bisogno di un riconoscimento altrettanto forte e, per questo, già l’ingresso nel WTO da parte di IAF e ILAC costituirebbe una svolta molto importante e darebbe garanzie anche agli organismi e ai laboratori al di fuori dell’Unione europea.

Il passaporto delle valutazioni della conformità

Le certificazioni accreditate – così come le ispezioni, le prove e le tarature – vengono riconosciute dai diversi Enti di accreditamento che fanno parte di IAF e ILAC, grazie all’applicazione delle stesse regole e del meccanismo delle verifiche incrociate.

Le peer evaluation tra Enti appartenenti a Paesi diversi sono condotte sia a livello di regioni (europea, asiatica, americana, ecc.) sia all’interno della stessa regione. Ad esempio, Accredia è sottoposta periodicamente, circa ogni quattro anni, a verifiche condotte da una ventina di peer assessor appartenenti agli Enti di accreditamento europei ma anche a Enti di regioni non europee.

Le verifiche tra pari garantiscono, quindi, l’equivalenza dei risultati delle valutazioni svolte in tutte le parti del mondo: una fiducia che si traduce nella possibilità per le merci di circolare liberamente, senza barriere tecniche.

Il superamento delle barriere tecniche al commercio

Si parla molto di dazi e tariffe, ma dobbiamo distinguere quelli di natura politica che spettano ai Governi e ai Parlamenti. L’accreditamento garantisce, invece, che non ci siano barriere tecniche – le cosiddette barriere non tariffarie – così che le certificazioni vengano riconosciute allo stesso modo in tutte le parti del mondo.

Oggi siamo molto avanti, in termini di garanzia quasi totale, per quanto riguarda il mondo delle prove, delle tarature e delle certificazioni di prodotto. Ma rimane bassa l’attenzione al tema delle persone e della libera circolazione delle competenze, che, dopo la libera circolazione delle merci, rappresenta un obiettivo importante per il futuro.

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04 novembre 2024

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