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Economia circolare in Italia e in UE: il ruolo della certificazione accreditata

 

L’Italia è uno dei Paesi più avanzati nell’uso efficiente delle risorse. Le certificazioni accreditate e i dati sulle emissioni mostrano come le regole comuni e la qualità possano trasformare gli obiettivi dell’Unione europea in risultati concreti.

L’economia circolare è uno dei pilastri della strategia industriale e ambientale europea. Il superamento del modello lineare – basato su estrazione, produzione, consumo e smaltimento – risponde a tre esigenze strutturali:

  • scarsità di risorse naturali
  • volatilità dei mercati delle materie prime
  • necessità di ridurre le emissioni climalteranti.

In questo contesto, l’Unione europea ha definito obiettivi ambiziosi attraverso il Circular Economy Action Plan, il Clean Industrial Deal e i Regolamenti attesi nei prossimi anni, come il Circular Economy Act, il Regolamento sugli imballaggi e il Critical Raw Materials Act.

L’economia circolare in Italia

I Paesi europei mostrano performance molto differenziate nello sviluppo dell’economia circolare. Le economie con una solida base manifatturiera e filiere di riciclo mature tendono a ottenere risultati migliori in termini di utilizzo circolare dei materiali, produttività delle risorse e riduzione dei rifiuti.

È in questo gruppo che si colloca l’Italia, uno dei Paesi leader a livello europeo. Secondo i più recenti rapporti sull’economia circolare, l’Italia è ai vertici dell’Unione europea per livello di circolarità complessiva, dopo i Paesi Bassi nella classifica basata su dati Eurostat al 2023.

Un indicatore chiave di questa performance è il tasso di utilizzo circolare dei materiali, che misura la quota di materiali riciclati reimmessi nei cicli produttivi. Nel 2023 tale quota ha raggiunto il 20,8%, quasi il doppio della media UE (11,8%).

Questo risultato riflette una caratteristica strutturale del sistema produttivo italiano: un uso relativamente efficiente delle risorse materiali. La limitata disponibilità di materie prime sul territorio nazionale e la storica dipendenza dalle importazioni hanno incentivato lo sviluppo di filiere di recupero e riciclo particolarmente avanzate, soprattutto nei settori dell’acciaio, della carta, del vetro e, più recentemente, delle plastiche.

Accanto ai punti di forza permangono tuttavia alcune criticità. La dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di materiali resta elevata (48% del fabbisogno complessivo, secondo la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile) mentre l’innovazione circolare, in particolare nelle fasi di eco-design, tracciabilità e valorizzazione dei dati, presenta margini di miglioramento. Inoltre, la qualità e la sostituibilità delle materie prime seconde non sono sempre sufficienti a competere con quelle vergini, limitando il pieno dispiegarsi dei benefici economici e ambientali della circolarità.

Un ulteriore elemento di contesto è fornito dai Conti delle emissioni atmosferiche (Air Emissions Accounts – AEA recentemente pubblicati da Istat), che consentono di analizzare le emissioni di gas climalteranti e inquinanti atmosferici associate alle attività economiche, offrendo una lettura integrata tra dimensione ambientale e struttura produttiva.

La misura delle performance

I dati mostrano una riduzione dell’intensità emissiva del settore dell’industria, in particolare nella fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata nelle industrie manifatturiere. Tale quadro suggerisce come i miglioramenti siano stati favoriti dall’ottimizzazione dei processi di approvvigionamento di materiali ed energia (efficienza energetica, fonti rinnovabili, efficienza nell’uso dei materiali).

Le attività manifatturiere che impiegano quote crescenti di materie prime seconde, infatti, tendono a presentare, a parità di output, livelli di emissioni inferiori rispetto ai processi basati su materiali vergini, soprattutto nei settori energy-intensive.

In questa prospettiva, l’economia circolare si configura come uno strumento chiave per il disaccoppiamento (decoupling) tra crescita economica ed emissioni, obiettivo centrale delle politiche climatiche europee. Tuttavia, affinché questo potenziale si traduca in risultati strutturali, è necessario garantire che i benefici ambientali siano reali, misurabili e comparabili, evitando fenomeni di greenwashing o effetti rimbalzo.

Le certificazioni accreditate per l’economia circolare

In questo contesto, assume un ruolo strategico l’Infrastruttura per la Qualità, e in particolare la valutazione della conformità accreditata.

In Italia, le certificazioni accreditate orientate all’economia circolare – come quelle relative alle materie prime seconde, al contenuto di riciclato, alla tracciabilità dei materiali e alla gestione sostenibile dei processi produttivi – hanno contribuito in modo concreto allo sviluppo di un mercato nazionale dei materiali riciclati. Certificazioni come Remade in Italy, Plastica Seconda Vita, UNI/PdR 88:2020 o quelle legate ai Regolamenti europei End of Waste, rilasciate da 20 organismi accreditati alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17065, rappresentano uno strumento decisivo e credibile per le imprese.

Grazie all’accreditamento, queste certificazioni garantiscono non solo la conformità a requisiti tecnici condivisi, ma anche l’affidabilità del processo di valutazione. E’ un aspetto cruciale in un contesto europeo caratterizzato da regole ancora parzialmente frammentate, dove l’assenza di criteri armonizzati può creare barriere non tariffarie allo scambio di materie prime seconde.

Le certificazioni accreditate negli appalti verdi

Un ulteriore canale attraverso cui la valutazione della conformità accreditata sostiene l’economia circolare è rappresentato dal Green Public Procurement (GPP). In Italia, l’obbligo di applicazione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) negli appalti pubblici rafforza il ruolo delle certificazioni come strumento operativo per selezionare beni e servizi a minore impatto ambientale.

Il richiamo esplicito a norme tecniche e certificazioni accreditate consente alle Pubbliche Amministrazioni di ridurre l’asimmetria informativa e di orientare la domanda verso prodotti realmente circolari. Questo meccanismo produce un effetto leva sull’intero mercato, incentivando anche le imprese meno avanzate a investire in innovazione, qualità dei processi e utilizzo di materiali riciclati.

Numeri chiave

20,8%

tasso di utilizzo circolare dei materiali in Italia

Italia 2° in EU

per tasso di utilizzo circolare dei materiali

20 organismi

accreditati secondo la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17065 per il rilascio di certificazioni di prodotti riciclati

Conclusioni

Il confronto europeo mostra come l’Italia disponga di un posizionamento solido e riconosciuto nell’economia circolare, fondato su filiere di riciclo mature e su un uso efficiente delle risorse. I dati sulle emissioni atmosferiche confermano che la circolarità può contribuire in modo significativo agli obiettivi climatici, a condizione che sia accompagnata da strumenti di misurazione e verifica credibili.

La sfida dei prossimi anni non sarà solo aumentare le quantità di materiali riciclati, ma migliorare la qualità della circolarità: garantire prestazioni ambientali reali, favorire la sostituibilità delle materie prime seconde e rafforzare la fiducia di imprese, consumatori e Istituzioni. In questo percorso, la valutazione della conformità accreditata rappresenta un’infrastruttura abilitante essenziale, capace di trasformare gli obiettivi dell’economia circolare in pratiche concrete, verificabili e comparabili a livello europeo.

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