Revisione dei Regolamenti UE: le sfide della normazione e dell’accreditamento
La Commissione ha avviato i processi legislativi per i Regolamenti sulla normazione, l’accreditamento e la vigilanza del mercato: gli Enti italiani protagonisti di un passaggio chiave per affrontare i mercati globali e lo sviluppo del digitale.
Lo scorso dicembre, il Comitato di Indirizzo e Garanzia (CIG) di Accredia ha condiviso un position paper sulla proposta di revisione del Regolamento UE 1025/2012 sulla normazione e del Nuovo quadro legislativo delle norme sui prodotti (New Legislative Framework – NLF), basato sul Regolamento CE 765/2008 e sulla Decisione 768/2008/CE.
Attraverso questi interventi, la Commissione intende rafforzare la capacità competitiva dell’Unione per sostenere il modello sociale europeo, accompagnare la transizione pulita e garantire sovranità strategica e sicurezza. Gli obiettivi sono coerenti con la Strategia europea per la normazione (2022), con la “Strategia per un mercato unico semplice, integrato e forte” e con l’ultimo Programma di lavoro della Commissione per il 2026.
Le proposte legislative sono attese nella seconda metà del 2026.
Normazione
La proposta di revisione del Regolamento UE 1025/2012 mira a rendere più rapidi e accessibili i processi di elaborazione degli standard, in particolare per PMI e startup, riconoscendo il ruolo strategico della normazione tecnica per la competitività, la sovranità tecnologica e la tutela dei valori europei. La consultazione pubblica, alla quale ha partecipato anche Accredia, si è conclusa il 17 dicembre.
Secondo i Soci di Accredia, la revisione rappresenta un’opportunità per valorizzare il Sistema Europeo di Normazione (ESS) e adattarlo alle sfide della trasformazione digitale e della competizione globale, a condizione di tutelare e rafforzare i punti di forza dell’attuale modello, tra cui: le norme tecniche armonizzate come frutto di un processo di partenariato pubblico-privato che garantisce il coinvolgimento delle parti interessate
- il processo di normazione, quasi integralmente finanziato dal sistema privato, che riduce gli oneri per la finanza pubblica
- la partecipazione aperta alla definizione delle norme, come dimostra il caso italiano in cui gli italiani riuniscono circa 10mila esperti provenienti da tutti i settori: Istituzioni, Accademia, industria, PMI (pari a due terzi della base associativa), consumatori e organizzazioni sociali
- un impianto normativo chiaro, fondato sulla separazione dei ruoli, tra legislatore (definizione dei requisiti) ed esperti (stesura delle norme), a garanzia di standard armonizzati (hEN) realmente orientati al mercato
- gli strumenti agili come Publicly Available Specification (PAS), CEN Workshop Agreement (CWA) e Prassi di riferimento (PdR) per intervenire celermente nell’assenza temporanea di standard armonizzati
- gli investimenti in digitalizzazione degli Enti di normazione ISO, IEC, CEN, CENELEC, con i Machine-Readable Standards (SMART) e gli Online Standards Development (OSD)
- la cooperazione con le Standard Development Organizations (SDO) extra-UE secondo regole europee e l’evoluzione di CEN e CENELEC come “hub di normazione” capace di integrare contenuti globali nel rispetto dei valori europei
- il dialogo tra Enti europei e internazionali (ISO/IEC ITU-T), tramite i Vienna e Frankfurt Agreement, che consente all’Europa di mantenere la leadership globale su temi come economia circolare, Intelligenza Artificiale e cybersicurezza.
Non è invece considerata una soluzione ottimale l’ipotesi di affidare alla Commissione o agenzie UE lo sviluppo di specifiche comuni, né il ricorso a organizzazioni informali: tali approcci presentano limiti in termini di rappresentatività e competenza, aumentano la complessità del sistema e rischiano di indebolire l’influenza europea nei consessi globali.
Va inoltre tutelato il diritto di proprietà intellettuale sugli standard, che non ostacola la trasparenza ma garantisce qualità, tracciabilità e sostiene gli investimenti nell’eccellenza tecnica.
Accreditamento
Il Regolamento 765/2008 per l’accreditamento e la vigilanza del mercato è al centro della revisione del Nuovo Quadro Legislativo (NLF) che comprende anche la Decisione 768/2008/CE relativa a un quadro comune per la commercializzazione dei prodotti e altri 30 provvedimenti.
L’obiettivo della Commissione europea è migliorare la legislazione dell’UE sui prodotti aumentandone l’armonizzazione, riducendo gli oneri normativi, anche grazie agli strumenti digitali.
Per i Soci di Accredia, è necessario far evolvere quadro regolatorio rimasto sostanzialmente invariato per 15 anni, verso un approccio basato sul rischio, che diventi principio guida dell’intera architettura normativa e non solo criterio per la scelta dei moduli di valutazione della conformità. In questo contesto, il ruolo degli organismi notificati resta centrale, insieme alla sorveglianza del mercato, per garantire l’affidabilità dei prodotti.
I provvedimenti dovrebbero inoltre essere aggiornati per rispondere alle sfide digitali e ambientali, colmando le lacune definitorie in ambiti come ricondizionamento e rigenerazione, essenziali per l’economia circolare, e includendo strumenti di conformità e tracciabilità per prodotti digitali e connessi, in linea con il Cyber Resilience Act.
Un ulteriore elemento riguarda il Digital Product Passport (DPP) nel quadro del NLF e il suo coordinamento con la marcatura CE, per garantire trasparenza, tracciabilità e coerenza normativa, evitando frammentazioni settoriali e rafforzando la proiezione globale del modello europeo.
Con specifico riferimento al Regolamento CE 765/2008 e alla Decisione 768/2008/CE, Accredia propone in particolare di:
- incentivare il confronto tra Enti di accreditamento e stakeholder, poché lo scambio tra i soggetti interessati alle valutazioni della conformità accreditate è essenziale per operare nell’interesse della collettività
- favorire il massimo coinvolgimento di European co-operation for Accreditation (EA) nell’elaborazione delle proposte legislative, che trarrebbero beneficio dalla competenza tecnica degli Enti di accreditamento
- chiarire alcuni aspetti del Regolamento CE 765/2008, come la disciplina dell’accreditamento transfrontaliero in ambito volontario, in cui un’Autorità pubblica potrebbe controllare che gli organismi di valutazione della conformità si rivolgano al competente Ente unico di accreditamento
- riconoscere l’accreditamento come uno strumento di facilitazione della circolazione dei prodotti nel mercato europeo, estendendone l’applicazione nei settori che richiedono l’imparzialità, l’indipendenza e la competenza delle verifiche
- promuovere la conoscenza dell’accreditamento e delle valutazioni della conformità accreditate, anche attraverso studi, ricerche e analisi di settore
- favorire la diffusione dei dati relativi all’accreditamento e alle certificazioni, che potrebbero essere integrati nel passaporto digitale di prodotto
- assicurare l’allineamento tra gli atti normativi del NLF, con il vantaggio, tra gli altri, di ridurre gli oneri amministrativi e burocratici per le imprese.
La consultazione pubblica della Commissione europea per l’aggiornamento del NLF, al quale parteciperà Accredia, si chiude il 4 febbraio 2026.