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CBAM, dati sulle emissioni e verifiche accreditate per imprese competitive

 

Daniele Villoresi, Carla Sanz, Federica Saija e Barbara Gervasoni spiegano perché l’affidabilità dei dati sulle emissioni e il ruolo delle verifiche accreditate siano fondamentali nel meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere.

Con l’ingresso del CBAM nella fase definitiva, i dati sulle emissioni incorporate nelle merci importate nell’Unione europea non rappresentano più soltanto un obbligo di rendicontazione ma incidono anche sui costi sostenuti dagli importatori. Diventano, quindi, centrali la verifica dei dati e le garanzie offerte dall’accreditamento degli organismi. Ad approfondire questi aspetti intervengono:

  • Daniele Villoresi, Funzionario della Divisione V – Schemi per la riduzione delle emissioni di gas serra della Direzione generale mercati e infrastrutture energetiche (MIE) – Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica
  • Carla Sanz, Referente settore Validazione e Verifica del Dipartimento Certificazione e Ispezione di Accredia
  • Federica Saija, Funzionario tecnico del Dipartimento Certificazione e Ispezione di Accredia
  • Barbara Gervasoni, Sustainability Manager di Marcegaglia Group

Daniele Villoresi: i nuovi obblighi per gli importatori

Qual è l’obiettivo principale del CBAM e che cosa cambia concretamente, rispetto alla fase transitoria, per le imprese che importano nell’UE?

La grande differenza rispetto al periodo transitorio è che tutti gli operatori interessati, quindi gli importatori, hanno avuto la possibilità di prendere confidenza con il meccanismo e con quelli che sono gli obblighi entrati in vigore dal 2026. In questo periodo, l’attività è stata fondamentalmente di raccolta dati sulle importazioni e sulle emissioni incorporate nelle merci.

Da gennaio 2026, invece, il meccanismo è entrato in vigore in maniera definitiva. A partire da questa data, ma in particolare dal 2027, gli operatori saranno obbligati a dichiarare, oltre ai quantitativi di merci importate all’interno del territorio UE, anche le emissioni incorporate.

Gli operatori dovranno, poi, restituire dei certificati di emissione corrispondenti ai quantitativi di emissioni di CO2 incorporate nelle merci importate nell’anno di riferimento. Questi certificati saranno acquistabili all’interno di un’apposita piattaforma comune gestita dalla Commissione e avranno un corrispettivo economico che corrisponde ai valori d’asta delle quote ETS.

Carla Sanz: il valore delle verifiche competenti e indipendenti

Perché è così importante garantire la qualità e l’affidabilità di queste informazioni e quale ruolo svolge l’accreditamento in questo processo?

Il CBAM costituisce un meccanismo basato sull’affidabilità del dato. Proprio per questo, le attività degli organismi devono essere inquadrate in una particolare tipologia di valutazione della conformità. Non si tratta, infatti, di una certificazione del dato, bensì di una verifica del dato, ovvero di un giudizio professionale sull’affidabilità del numero.

È importante sottolineare che nel sistema CBAM il dato sulle emissioni non ha soltanto una valenza ambientale o statistica, ma anche una diretta rilevanza economica. Sulla base delle emissioni incorporate, dichiarate e verificate, l’importatore dovrà, infatti, acquistare e restituire un determinato numero di certificati CBAM.

Di conseguenza, un errore nel dato può tradursi in un costo economico non corretto. Ad esempio, se le emissioni vengono sottostimate, l’importatore potrebbe acquistare meno certificati di quelli effettivamente dovuti, ottenendo un vantaggio economico indebito. Al contrario, una sovrastima delle emissioni potrebbe comportare l’acquisto di un numero eccessivo di certificati, con un aggravio economico per l’importatore.

Per questo motivo, la verifica indipendente delle emissioni rappresenta un elemento essenziale del sistema. Serve a garantire che gli importatori sostengano un costo proporzionato alle emissioni effettivamente associate ai beni importati e che tutti gli operatori siano soggetti alle stesse regole.

In altre parole, l’affidabilità del dato non è soltanto una questione tecnica, ma anche una questione di equità economica e di corretta concorrenza sul mercato.

Qual è la differenza tra la verifica delle emissioni e accreditamento del soggetto che effettua la verifica?

La verifica delle emissioni viene effettuata da un verificatore indipendente accreditato che opera direttamente presso l’impianto che produce i beni. L’accreditamento interviene, invece, a un livello diverso. L’Ente di accreditamento non si interfaccia con il gestore dell’impianto ma con il verificatore. Il suo obiettivo è valutare che quest’ultimo operi in modo competente, imparziale e conforme ai requisiti applicabili. L’accreditamento non garantisce il singolo dato verificato ma assicura che il soggetto che effettua la verifica sia effettivamente competente a svolgere tale attività.

Federica Saija: la sorveglianza dei verificatori accreditati

Il ruolo dell’accreditamento non si esaurisce con il rilascio iniziale. Come funzionano le verifiche in accompagnamento e la sorveglianza?

Il rilascio dell’accreditamento rappresenta, effettivamente, solo l’inizio del percorso. Il ruolo degli Enti di accreditamento, infatti, non si limita ad accertare che un organismo soddisfi i requisiti che sono previsti da norme tecniche o eventuali regolamenti applicabili, come nel caso del regolamento CBAM, ma si estende alla garanzia che questi requisiti siano mantenuti nel tempo.

Le attività di monitoraggio periodico che vengono svolte nel corso del ciclo di accreditamento si basano principalmente su due strumenti. Il primo è rappresentato dalle verifiche in sede che vengono svolte su base annuale presso l’organismo accreditato. Vengono esaminati aspetti quali l’organizzazione, la struttura dell’Ente, il suo sistema di gestione, la competenza del suo personale nonché la conformità agli standard di riferimento. Il secondo strumento è costituito dalle verifiche in accompagnamento, witness audit, che rappresentano uno degli elementi caratterizzanti di questo processo. L’uso combinato tra questi due strumenti permette di ottenere una visione completa dell’operato dell’organismo, sia da un punto di vista organizzativo che da un punto di vista tecnico operativo.

Nel CBAM i dati riguardano infatti impianti e fornitori situati anche fuori dall’UE. Quali sono le principali complessità di queste verifiche?

La sfida principale è quella di garantire che le verifiche condotte siano affidabili su scala globale, in un ambito nuovo e altamente specialistico. Il numero di professionisti qualificati, infatti, è ancora limitato e questo rappresenta una delle prime criticità che sia gli organismi di verifica che gli Enti di accreditamento si trovano ad affrontare. Nel CBAM l’accreditamento dei verificatori può essere rilasciato esclusivamente da Enti nazionali di accreditamento stabiliti in uno Stato membro dell’Unione europea.

Per affrontare queste sfide sarà, quindi, fondamentale rafforzare la collaborazione tra gli Enti di accreditamento, sia europei che nei Paesi terzi interessati. Questa attività di collaborazione potrà anche favorire lo scambio di competenze e una maggiore disponibilità di esperti locali per svolgere le attività in campo.

Barbara Gervasoni: il CBAM nella gestione delle filiere industriali

Che cosa ha significato prepararsi all’applicazione del CBAM e quali funzioni aziendali sono state maggiormente coinvolte?

Per una realtà come il Gruppo Marcegaglia, prepararsi al CBAM ha significato molto più che adeguarsi a un nuovo obbligo normativo. Ha richiesto la costruzione di una vera e propria catena del dato lungo una supply chain internazionale per raccogliere, verificare e gestire informazioni affidabili sulle emissioni incorporate nei materiali importati.

Il gruppo ha avviato un intenso dialogo con i fornitori già dal 2024, affiancandoli nella comprensione della metodologia di calcolo e nella predisposizione dei dati richiesti. La prima azione è stata la creazione di un team che unisce Sustainability Environment e tutta la parte acquisti, in modo tale da creare le giuste sinergie e le collaborazioni con il controllo di gestione, l’amministrazione, la finanza, la logistica, la gestione delle dogane e, ovviamente, l’Ufficio Legale e l’IT.

Le emissioni incorporate sono, ormai, diventate elementi che incidono direttamente sui costi di approvvigionamento e sulle relative strategie. In questo senso, per noi prepararsi in anticipo è diventato anche un fattore di competitività.

Quanto è importante, per un’impresa, poter contare su dati verificati e su soggetti qualificati attraverso l’accreditamento?

La quantità di emissioni incorporate dichiarate è direttamente legata al numero di certificati da acquistare e, quindi, al costo effettivo delle importazioni. Questo rende la qualità del dato un fattore strategico per le imprese. È essenziale poter contare su dati completi, accurati e verificati.

In questo contesto, l’accreditamento assume un ruolo centrale perché garantisce indipendenza, competenza e affidabilità dei soggetti chiamati a verificare le informazioni. Per un gruppo industriale come il nostro, che opera a livello internazionale e che si approvvigiona a livello internazionale, poter basare le proprie decisioni su dati verificati da organismi qualificati significa sicuramente ridurre i rischi, aumentare la credibilità delle dichiarazioni e creare maggiore trasparenza lungo tutta la catena di fornitura. Il dato verificato diventa una leva non solo di compliance ma anche di competitività.

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