Appalti - Intervista
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Il ruolo strategico della certificazione accreditata nel nuovo Codice appalti

 

Francesca Valerio di Accredia e Valerio Luzzi di Consip raccontano come l’accreditamento e le linee guida sulle valutazioni della conformità contribuiscano alla qualità delle gare pubbliche, a vantaggio di stazioni appaltanti e operatori economici.

Un bando di gara è molto più di un atto amministrativo, è il punto da cui si comincia a definire la qualità di un’opera, si misura la trasparenza di una procedura e si costruisce la credibilità stessa dell’azione pubblica. Eppure le certificazioni accreditate vengono ancora troppo spesso richiamate in modo generico o scorretto, con il rischio concreto di generare contenziosi, limitare la concorrenza e rendere difficile la verifica dei requisiti.

Le Linee Guida Appalti di Accredia sono nate proprio come strumento operativo per orientare stazioni appaltanti e operatori economici, per offrire un contributo concreto alla qualità, trasparenza e affidabilità nelle gare.

Al podcast di Accredia “Dentro la Qualità”, hanno discusso di questi temi:

  • Francesca Valerio di Accredia, Referente settore Building & Infrastructure e Funzionaria Tecnica del Dipartimento Certificazione e Ispezione
  • Valerio Luzzi di Consip, Responsabile Area Lavori e Building Management – Divisione Sourcing Energy e Building.

Francesca Valerio: Linee Guida Accredia, CAM ed equivalenza

Da quali esigenze nascono le Linee Guida Accredia sui bandi di gara?

Il ricorso alle certificazioni accreditate nei bandi è cresciuto molto, non sempre con un utilizzo uniforme. Requisiti troppo generici o eccessivamente restrittivi rischiano di limitare la concorrenza, generare contenziosi o rendere difficile la verifica. Le Linee Guida nascono per aiutare stazioni appaltanti e operatori economici, offrendo un quadro operativo chiaro su quando richiedere una certificazione, come formularla nel rispetto del principio di proporzionalità e come verificarne la validità.

Un punto centrale è il corretto richiamo all’accreditamento: non basta una certificazione generica; deve essere rilasciata da organismi accreditati per lo specifico scopo. Accredia mette a disposizione Banche Dati pubbliche sul proprio sito per verificare se un organismo è accreditato e per quali schemi.

Qual è il ruolo delle valutazione della conformità accreditate nel nuovo Codice degli appalti?

Nel nuovo Codice dei Contratti Pubblici la valutazione della conformità accreditata assume un ruolo sempre più centrale come strumento oggettivo per dimostrare il rispetto dei requisiti tecnici, ambientali e qualitativi. Accredia supporta le stazioni appaltanti attraverso linee guida, incontri formativi e confronto quotidiano con amministrazioni e operatori.

Uno dei punti più controversi riguarda l’uso improprio delle certificazioni come requisiti cogenti, cioè come condizione obbligatoria e insostituibile di partecipazione. La normativa europea chiarisce che la certificazione non deve essere l’unica modalità per dimostrare il possesso di un requisito, ma uno strumento privilegiato di prova che lasci spazio anche a mezzi equivalenti. Altri temi frequenti riguardano la confusione tra certificazione e accreditamento e la verifica dell’effettivo ambito di accreditamento dell’organismo che ha rilasciato il certificato.

Quanto è frequente il tema dell’equivalenza e in che modo Accredia lo affronta nel concreto?

L’equivalenza è oggi uno degli aspetti più frequenti e delicati negli appalti. Il principio deriva dal diritto europeo e stabilisce che una stazione appaltante non può escludere automaticamente soluzioni equivalenti in grado di garantire lo stesso livello di affidabilità e prestazione.

L’approccio di Accredia è sempre tecnico e si basa su elementi precisi. Si verifica se la documentazione presentata come equivalente si fondi su norme comparabili e riconosciute, se l’organismo che ha rilasciato la certificazione sia accreditato da un ente firmatario degli accordi di mutuo riconoscimento e se il livello di garanzia sia realmente equivalente sotto il profilo della competenza, dell’imparzialità e dell’affidabilità.

L’equivalenza non può essere solo formale. Non basta presentare un documento diversamente denominato che apparentemente copre le stesse cose, occorre dimostrare che il contenuto tecnico e il sistema di verifica offrano garanzie sostanzialmente comparabili. Va chiarito, però, che Accredia fornisce supporto tecnico informativo senza sostituirsi alla stazione appaltante perché la decisione finale resta sempre in capo all’amministrazione.

Che ruolo svolge l’accreditamento nell’applicazione dei CAM?

L’accreditamento garantisce affidabilità alle verifiche ambientali richieste negli appalti, perché gli obiettivi di sostenibilità promossi dai CAM funzionano solo se le informazioni ambientali sono credibili, verificabili e basate su controlli indipendenti. Le questioni più frequenti riguardano la distinzione tra requisito obbligatorio e criterio premiante, la gestione di certificazioni provenienti dall’estero e la differenza tra certificazioni realmente accreditate e semplici autodichiarazioni.

Per un operatore economico il primo suggerimento è quello di leggere con attenzione il bando, verificare che le certificazioni richieste siano pertinenti all’oggetto dell’appalto e rilasciate da organismi accreditati per lo specifico schema.

I CAM non vanno visti come un adempimento burocratico ma come un fattore competitivo che consente di valorizzare gli investimenti in sostenibilità e qualità, contribuendo a creare un linguaggio comune e affidabile tra pubblica amministrazione e mercato.

 

Valerio Luzzi: la stazione appaltante tra risultato, mercato e responsabilità

Come è cambiato il lavoro delle stazioni appaltanti con il nuovo Codice appalti?

Il nuovo Codice non è solo una riforma normativa ma una scelta di policy che ridisegna il ruolo delle stazioni appaltanti. Il passaggio è chiaro e irreversibile, dall’adempimento procedurale alla creazione di valore pubblico misurabile. In questo quadro, Consip non agisce solo come stazione appaltante qualificata, ma come attore strategico di sistema, capace di tradurre le regole in risultati concreti per le Amministrazioni, il mercato e i cittadini.

Il principio del risultato orienta l’azione verso ciò che conta davvero, ovvero qualità degli acquisti, tempi certi e sostenibilità della spesa. La qualificazione delle stazioni appaltanti rafforza questa visione, perché la complessità degli appalti moderni richiede competenze elevate e capacità di governo dei processi.

Altrettanto strategica è la digitalizzazione, non più supporto operativo ma fattore di governance che consente tracciabilità, trasparenza e decisioni basate sui dati.

Che rilievo ha il ricorso alla valutazione di conformità accreditata?

È uno degli elementi più significativi del nuovo Codice, perché incide direttamente sulla qualità delle decisioni e sulla credibilità dell’azione amministrativa. In un contesto di crescente complessità tecnica, non è sufficiente basarsi su controlli formali o mere dichiarazioni, ma occorre disporre di valutazioni affidabili, indipendenti e basate su standard riconosciuti.

La valutazione accreditata consente di spostare il controllo dalla forma alla sostanza, dalla verifica documentale alla conformità reale di prodotti, processi e servizi. Affidarsi a organismi accreditati significa ridurre l’asimmetria informativa e fornire al RUP, il Responsabile Unico del Progetto, un supporto tecnico qualificato che rende le scelte più motivate, più rapide e meno esposte al contenzioso.

Quali difficoltà comporta la valutazione dell’equivalenza tra certificazioni?

L’equivalenza è uno dei passaggi più delicati nella gestione di una procedura di gara. La difficoltà principale deriva dal fatto che non è mai solo formale. Ci troviamo spesso a confrontare certificazioni rilasciate secondo schemi diversi, con ambiti di applicazione, livelli di profondità e modalità di verifica non comparabili. Non esistono automatismi né check list universali ma ogni caso va valutato in modo specifico.

Il problema si presenta con regolarità, soprattutto nelle procedure più rilevanti o innovative. L’approccio di Consip si basa su istruttorie tecniche approfondite, confronto con norme riconosciute e, quando possibile, supporto di valutazioni della conformità accreditate.

La valutazione di equivalenza è in definitiva una cartina di tornasole della maturità delle stazioni appaltanti perché è qui che si misura la capacità di coniugare apertura al mercato, qualità delle prestazioni e responsabilità della decisione pubblica.

In che misura i CAM incidono sulla predisposizione delle gare?

I CAM non sono più un elemento accessorio nella predisposizione dei bandi, ma influenzano direttamente la progettazione della procedura definendo requisiti tecnici, criteri di aggiudicazione e modalità di esecuzione, con un impatto strutturale e crescente. In altre parole, spostano l’attenzione a monte, dalla semplice conformità alla qualità complessiva della soluzione.

Le difficoltà non sono marginali. La prima riguarda la traduzione operativa, perché le prescrizioni ambientali devono essere calate in requisiti chiari, verificabili e coerenti con l’oggetto dell’appalto. La seconda riguarda il mercato, perché non tutti i settori presentano lo stesso livello di maturità rispetto ai CAM, e questo impone alla stazione appaltante un delicato equilibrio tra le prescrizioni richieste e la sostenibilità economica dell’appalto. C’è, poi, il tema dei controlli, perché integrare i CAM significa presidiare la fase di esecuzione, verificando la reale conformità delle prestazioni e superando i controlli puramente dichiarativi.

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