Sostenibilità

Norme EN e ISO e standard VSME per la rendicontazione di sostenibilità: una guida per le PMI

 

Pubblicata la brochure dell’Ente di normazione tedesco DIN, che descrive l’interoperabilità tra le norme EN e ISO e gli standard VSME, con una mappatura dettagliata per sfruttarne le potenzialità. Uno strumento per le PMI, promosso da Accredia e UNI.

Un supporto alle piccole e medie imprese (PMI) nella loro rendicontazione di sostenibilità: è questo l’obiettivo della brochure realizzata dall’Ente di normazione tedesco DIN (Deutsches Institut für Normung) e presentata in Italia da Accredia e UNI con il titolo “Applicazione delle norme EN/ISO per la rendicontazione di sostenibilità delle PMI”.

La brochure illustra l’applicazione e l’utilità delle norme europee e internazionali EN e ISO e la loro concreta interoperabilità con lo standard VSME (Voluntary Standard for non-listed Small- and Medium-sized Enterprises) sviluppato da EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group).

In concreto, il documento offre delle linee guida per integrare le buone pratiche di sostenibilità, semplificando, strutturando e ottimizzando i processi di rendicontazione attraverso i quali l’azienda misura, valuta e comunica il proprio impatto ambientale, sociale e di governance (ESG).

Una guida per le piccole e medie imprese

La brochure si propone come uno strumento di grande utilità per le PMI, perché, oltre a un approfondimento di contesto, presenta una mappatura tra norme europee ed internazionali (EN/ISO) e standard VSME, evidenziandone l’interconnessione e aiutando le piccole e medie imprese ad ottimizzarne le potenzialità.

Se infatti lo standard VSME è un quadro di riferimento europeo che definisce che cosa rendicontare (data point), le norme EN e ISO aiutano a capire come raccogliere, strutturare e documentare questi dati, grazie a metodologie, processi, definizioni e sistemi di gestione già conosciuti. A ogni data point VSME possono essere associate diverse norme di riferimento.

La loro corretta integrazione rende pertanto la rendicontazione di sostenibilità più semplice, strutturata, coerente e credibile.

La mappatura è stata coordinata da DIN ed EFRAG, con il coinvolgimento di esperti tecnici di vari Paesi, tra cui l’Italia. Un lavoro che ha messo a confronto norme, competenze e approcci diversi, fino al livello dei singoli data point VSME.

Ma come si costruisce, concretamente, una mappatura di questo tipo? E quali sono state le principali difficoltà da affrontare? Ne abbiamo parlato con Leon Jones, che ha coordinato il tavolo di lavoro internazionale.

Intervista a Leon Jones, Senior Project Manager di DIN

Come si è svolto il lavoro di “allineamento” tra norme tecniche e standard VSME?

L’allineamento è stato fatto fino al livello più granulare, con revisione strutturata da parte di esperti europei e coordinamento con EFRAG, e vi hanno lavorato un numero significativo di esperti. Questo perché competenze diverse, una revisione incrociata e feedback strutturati sono stati i criteri attraverso i quali garantire la robustezza e l’affidabilità di questa mappatura, coordinata da DIN ed EFRAG e sviluppata grazie al supporto dell’intera comunità europea della normazione.

Un apparente ostacolo all’allineamento è stato gestire più di cinque norme rilevanti (o intere famiglie di norme) relative a un singolo data point. Come è stato superato?

È vero, in molti casi esistevano più di cinque norme pertinenti, o intere famiglie potenzialmente applicabili. La mappatura ha quindi selezionato quelle più rilevanti, per garantire chiarezza, usabilità e reale applicabilità. Ma il risultato è molto soddisfacente. La traduzione della mappatura doveva conservare precisione tecnica, struttura e intenzione del lavoro sviluppato con EFRAG ed esperti. In questo senso apprezziamo che UNI e Accredia siano stati i primi a rendere disponibile la traduzione italiana.

Quando un “semplice allineamento” richiede mesi di coordinamento tra norme, esperti e Istituzioni… è ancora semplice?

L’output è sicuramente il più semplice possibile. La complessità non derivava dal risultato finale, ma dalla necessità di far dialogare logiche diverse: da un lato i data point del VSME, dall’altro le norme tecniche. La vera sfida era garantire coerenza, solidità metodologica e applicabilità pratica lungo tutto il processo. Per questo, il coinvolgimento di esperti e il confronto continuo tra i diversi soggetti coinvolti sono stati fondamentali.

Di che tipo di revisione necessita una mappatura, per essere efficace?

Puntuale e meticolosa: revisioni iterative e feedback di esperti garantiscono qualità, coerenza e accettabilità. Questo progetto pilota è stato anche analizzato e testato rispetto alla domanda reale. Abbiamo integrato le evidenze su possibili gap e sovrapposizioni di norme all’interno del sistema di normazione. In prospettiva, la mappatura dovrebbe evolvere in un documento “vivo”, aggiornato con il ciclo delle norme (aggiornamenti, ritiri, nuove norme). Questo sarà valutato in una fase successiva, quando il contesto normativo post-Omnibus si sarà stabilizzato.

La mappatura ha quindi coinvolto più soggetti ed è stata coordinata con EFRAG. Come si arriva a un risultato finale efficace?

Con metodo, coordinamento e lavoro approfondito per rendere l’interoperabilità concreta e utilizzabile. Numerosi incontri e un allineamento costante tra organismi di normazione, EFRAG e persone esperte – attive in ambiti affini ma con organizzazione, coinvolgimento e target diversi – hanno reso possibile questo risultato.

Alla luce delle nuove iniziative che puntano alla semplificazione, tra cui l’Omnibus, serve ancora una mappatura così dettagliata?

Sicuramente sì: il dettaglio consente di semplificare senza banalizzare, cioè senza perdere qualità e comparabilità. La semplificazione parte sempre da concetti già sviluppati, ma aiuta a rendere tutto più facilmente applicabile.

Il pacchetto Omnibus I, approvato in via definitiva dal Consiglio UE a febbraio 2026, riduce significativamente gli oneri amministrativi e modifica il perimetro di applicazione della direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) e della CSDDD (Corporate Sustainability and Due Diligence Directive). Tale impatto modifica anche i data points degli ESRS di EFRAG e la profondità richiesta per i processi di reportistica.

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